3I/ATLAS: una cometa interstellare
L’Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System (ATLAS è un programma che ha lo scopo principale di avvistare in tempo quei corpi celesti, come asteroidi e comete, la cui traiettoria potrebbe portarli a impattare con il nostro pianeta. Il sistema si concentra in particolare su oggetti con diametro inferiore a 1 km (fino ad alcuni metri), che potrebbero facilmente sfuggire alle osservazioni di routine effettuate dai grandi telescopi degli osservatori professionali.
Per questo scopo vengono utilizzati diversi telescopi, tra cui quello dislocato in Cile, a quasi 3.000 metri di altitudine, che ha scoperto la cometa 3I/ATLAS il 1° luglio di quest’anno, dandole il nome.
Altri strumenti, come quelli situati alle Hawaii a quote comprese tra 3.000 e 4.000 metri, grazie alla rapidità di ripresa, sono in grado di registrare, con pose di soli 30 secondi, oggetti celesti centinaia di migliaia di volte più deboli di quelli visibili a occhio nudo. Il sistema riesce così a fotografare l’intera volta celeste, suddivisa in più di un migliaio di immagini, più volte ogni notte.
Il passaggio della cometa 3I/ATLAS
La cometa 3I/ATLAS transita il 29 ottobre 2025 nel punto più vicino al Sole della sua orbita, a circa 200 milioni di chilometri da esso. In questo momento non sarà visibile, poiché si troverà dietro il Sole rispetto alla Terra.
Il massimo avvicinamento al nostro pianeta avverrà nel prossimo dicembre, ma la distanza, poco meno di 280 milioni di chilometri, la renderà di luminosità troppo debole per essere osservata, anche con telescopi amatoriali di una certa potenza.
Questa cometa non rappresenta quindi un oggetto vistoso per l’osservazione con i nostri telescopi, ma è interessante per una particolare caratteristica: si tratta di un oggetto interstellare.
Una cometa interstellare
Il nome 3I/ATLAS, oltre a indicare lo scopritore che l’ha scoperta, rivela anche la sua origine: la classificazione “3I” indica che si tratta del terzo oggetto celeste individuato proveniente dallo spazio interstellare, ossia da altre regioni della nostra galassia. Non proviene dunque, come accade per la quasi totalità delle comete, da zone remote del nostro Sistema Solare.
Qualcuno si potrà chiedere: come possono gli astronomi accertare questa provenienza, se non possiamo “domandarlo” direttamente alla cometa? La risposta arriva dal tipo di traiettoria orbitale che essa segue.
Il moto della cometa
In meccanica celeste, il moto di un corpo non vincolato (cioè libero, non trattenuto da alcuna forza materiale) può assumere tre forme, determinate dal valore della sua eccentricità orbitale.
- Una traiettoria circolare ha un’eccentricità pari a 0, una condizione solo teorica, quasi inesistente nello spazio.
- Se l’eccentricità è inferiore a 1, la traiettoria è ellittica, come quella della Terra (eccentricità 0,0167) o di molte comete periodiche che orbitano stabilmente attorno al Sole.
- Quando l’eccentricità è pari a 1, l’orbita è parabolica: rappresenta l’intorno del limite per il quale un corpo celeste può rimanere ancorato ad un’orbita attorno al Sole. La celebre cometa di Halley, ad esempio, ha un’eccentricità di 0,9671, mentre la cometa Lemmon (attualmente visibile e fotografata da alcuni dei nostri clienti) ha un valore di 0,995.
Se invece l’eccentricità supera 1, l’orbita diventa iperbolica: la cometa compie un unico passaggio attorno al Sole e non farà mai più ritorno.

(Comet C/2025 A6 Lemmon, Ripresa da Monte Romano - area Osservativa del Grag il 24 ottobre sera, Takahashi FS60 f4.2 (250mm), ASI 2600 MC, 20x60 sec guidate sulle stelle)
Photo Credit: Andrea Lucchetti
Una viaggiatrice dalla galassia
Ed è proprio qui che risiede la particolarità della cometa 3I/ATLAS: la sua orbita ha un’eccentricità estremamente elevata, pari a 6,15, troppo alta perché possa appartenere al nostro Sistema Solare, anche nelle sue zone più periferiche.
L’unica spiegazione possibile è che si tratti di un oggetto interstellare, proveniente da una regione ignota della nostra galassia. Dopo un viaggio durato milioni di anni, la cometa 3I/ATLAS ci offre un’unica e irripetibile occasione di osservare materia proveniente da un’altra parte dell’Universo.
Ogni nuova scoperta ci insegna qualcosa in più sulle origini della materia e sull’evoluzione dei sistemi planetari, offrendoci l’opportunità di riflettere sul nostro piccolo posto nel cosmo.







