Arte e astronomia: cosa nascondono i dipinti di Monet e Van Gogh?

Il cielo, la Luna e le stelle affascinano da secoli gli artisti, entrando nelle loro opere come elementi carichi di significato. Le stelle, le costellazioni, i pianeti, il Sole e la Luna sono stati spesso rappresentati con grande attenzione e, osservati attraverso gli strumenti dell’astronomia, possono offrire informazioni ancora più precise.

L’astronomia diventa così uno strumento in più per leggere un’opera, affiancando la storia dell’arte e aiutandoci a comprendere meglio ciò che l’artista aveva realmente davanti agli occhi. Dall’incontro tra queste due discipline apparentemente lontane è possibile, in alcuni casi, datare un dipinto, individuare il luogo da cui l’artista osservava il paesaggio e ricostruire con maggiore precisione il cielo rappresentato.

A trasformare questi dettagli in veri strumenti d'indagine è stato Donald Olson, astronomo e professore di fisica alla Texas State University, soprannominato “l'investigatore celeste”. Il suo metodo, noto come astronomia forense, unisce l'analisi del Sole, della Luna e delle stelle con documenti storici, calcoli astronomici e ricerche sul campo, spesso condotte insieme a studenti e altri ricercatori.

Grazie a questo approccio, Olson è riuscito a ricostruire con grande precisione tempi e luoghi legati ad alcune celebri opere d'arte, trasformando il cielo rappresentato nei dipinti in una vera e propria fonte di informazioni.

Uno degli esempi più affascinanti del lavoro di Olson riguarda uno dei dipinti più celebri della storia dell'arte contemporanea: "Impressione, sole nascente" conosciuto anche come “Impressione, levar del sole” di Claude Monet, realizzato nel 1872 e considerato l'opera che ha dato il nome all'intero movimento impressionista.

 

Claude Monet (1840–1926). Impressione. Levar del sole. 1872. Olio su tela. Musée Marmottan Monet.

Monet fu tra i massimi interpreti della pittura en plein air, ovvero all'aria aperta, uno stile che privilegia paesaggi, giochi di luce, riflessi sull'acqua, nuvole e vento. Tutto questo si traduce in pennellate rapide capaci di catturare l'attimo e restituire la sensazione viva di un paesaggio. È esattamente questo che rende il dipinto così prezioso: ogni elemento della tela, la qualità della luce, i riflessi sul mare, la posizione del sole è legato a un momento specifico.

Per determinare l'ora precisa di realizzazione dell'opera, il team del professore texano ha messo in campo un'analisi multidisciplinare straordinaria, ricostruendo: analisi geografica del porto di Le Havre; calcoli astronomici sul sorgere del sole; dati sulle maree ricavati da antichi almanacchi nautici e ricerca documentale sull’artista.

Olson escluse subito l'ipotesi del tramonto: il sole, nel dipinto, si trovava a est. Questo gli permise di restringere drasticamente il campo, poiché il sole sorge in quell'esatta posizione solo poche volte all'anno. Incrociando i dati astronomici con gli algoritmi informatici, il team giunse alla scoperta definitiva: il dipinto fu realizzato il 13 novembre 1872, alle 7:35 del mattino. Olson riuscì a individuare persino il punto esatto da cui Monet osservava la scena, identificandolo in una stanza al terzo piano dell'Hotel d'Amirauté di Le Havre, dalla cui finestra il pittore immortalò l'alba che aveva davanti agli occhi.

Tra i capolavori in cui arte e astronomia si incontrano, non può mancare La notte stellata di Vincent van Gogh.

Vincent van Gogh (1853–1890). La notte stellata. 1889. Olio su tela. Museum of Modern Art (MoMA)

Gli storici dell'arte concordano che il dipinto venne realizzato nel 1889, mentre Van Gogh era ricoverato nel manicomio di Saint-Paul a Saint-Rémy-de-Provence. La finestra della sua stanza, orientata verso est, è il punto di osservazione da cui nacque la scena. La datazione tradizionalmente accettata colloca l'esecuzione dell'opera tra il 16 e il 18 giugno.

Incrociando la posizione degli astri raffigurati sulla tela, in particolare il pianeta Venere e la Luna, ritratta come una falce calante, con le simulazioni di un software astronomico, la corrispondenza più precisa con il cielo reale cade qualche giorno più avanti, tra il 21 e il 23 giugno, poco prima dell'alba, attorno alle 3:00 di mattina.

La spiegazione più probabile è che Van Gogh abbia lavorato al dipinto nell'arco di più notti, tra la fine di maggio e il solstizio d'estate, ritoccando progressivamente la fase della Luna con consapevole licenza artistica. Lo storico Charles Whitney aveva già suggerito nel 1986 un'altra possibilità: che l'artista avesse composto il cielo a memoria, assemblando impressioni visive raccolte nel corso di circa un mese di osservazioni notturne. Una data esatta e definitiva, dunque, non esiste.

Uno degli aspetti più importanti della Notte Stellata riguarda il modo in cui Van Gogh rappresenta le stelle. Nel dipinto non compaiono semplici punti bianchi su uno sfondo scuro: ogni stella ha una struttura propria, con colori che cambiano dal centro verso i bordi e toni diversi da astro ad astro.

Questo dettaglio riflette la conoscenza, almeno indiretta, delle scoperte della spettroscopia stellare ottocentesca, la disciplina che aveva dimostrato come le stelle possiedano colori differenti a seconda della loro natura fisica. L'astronomo e divulgatore Camille Flammarion descriveva questi fenomeni nei suoi libri di astronomia, testi che circolavano largamente nei caffè, nelle librerie e nei circoli intellettuali della Parigi che Van Gogh aveva frequentato tra il 1886 e il 1888.

I cieli turbinosi e il grande vortice centrale della Notte Stellata sono stati a lungo interpretati come la proiezione visiva del disagio psicologico dell'artista, ricoverato contro la propria volontà. Un'interpretazione comprensibile, ma che le ricostruzioni astronomiche mettono in discussione: il cielo visibile dalla finestra del manicomio era, nei fatti, sorprendentemente simile a quello raffigurato sulla tela.

Monet e Van Gogh sono solo due dei tanti artisti che, nel corso dei secoli, hanno trovato nel cielo notturno una fonte di ispirazione, cercando di catturarne il fascino nelle proprie opere.

Questi due casi dimostrano come arte e astronomia, pur essendo discipline distanti, possano collaborare per risolvere, o almeno ridimensionare, misteri storici e offrire interpretazioni nuove su opere che credevamo di conoscere bene.

 

Fonti consultate:

Ilaria Baratta. Astronomia per conoscere l'arte. Finestre sull'Arte. (2014). Url: www.finestresullarte.info/opere-e-artisti/astronomia-per-conoscere-l-arte

Edvige Corbelli. DEPICTIONS OF A LUNAR ECLIPSE AND THE DAWN OF ASTROPHYSICS IN VAN GOGH’S PAINTINGS. 2025, 28(1): 240-256. DOI: 10.3724/SP.J.140-2807.2025.01.14.

Rossella Spiga. I cieli di Van Gogh, Media INAF. (2025). Url: https://www.media.inaf.it/2025/06/19/astronomia-van-gogh/