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Recensione e comparativa del riduttore di focale Vixen SD Reducer HD 0.77x

Pubblicato il 22/03/2018

Recensione e comparativa del riduttore di focale Vixen SD Reducer HD 0.77x

di Maximilian Iesse

Scopo della prova

Lo scopo della prova è testare i nuovi riduttori di focale Vixen HD.

Da dichiarazioni del produttore tale riduttore promette di avere un campo spianato fino al formato full frame. Come paragone userò un riduttore di focale tradizionale, progettato per il tubo ottico VIXEN AX103S; tale accessorio è un riduttore “e basta”, nel senso che non ha nessuna velleità di spianare il campo, in base alle specifiche esso fornisce un campo piano fino al formato APS-C.

Purtroppo nella prova avremo a disposizione un sensore APS-C, quindi non sarà possibile testare la veridicità delle affermazioni per il formato full frame, ma già così dovremmo riuscire ad evidenziare delle differenze agli angoli estremi delle riprese.

Strumenti utilizzati

Il tubo ottico Vixen AX103S

Lo strumento utilizzato è il VIXEN AX103S, fino all’avvento del VSD100, poteva essere considerato l’ammiraglia della casa Giapponese, anche se poi, visto la sostanziale differenza di lunghezza focale, si prestano ad usi differenti. Lo schema ottico è formato da un tripletto anteriore più una lente spianatrice nella parte posteriore, rendendolo, secondo quanto dichiarato dalla casa madre, perfettamente spianato fino al formato full frame, e con un'ottima puntiformità stellare, dichiarando una 20 micron ai bordi del campo, si presta bene quindi ad applicazioni astrofotografiche.

In questa ripresa di M13 potete ammirare il prefetto campo piano (per un APS-C) e la puntiformità stellare, come a me piace chiamarla “polvere di stelle”.

M13

Ma le sorprese di questo eccellente tubo ottico non finiscono qui, infatti nonostante l’apertura di 103 mm (quindi non enorme) si presta bene anche ad applicazioni in alta risoluzione.

Come potete vedere questa ripresa lunare sul cratere Copernicus, il tubo portato a circa 2 metri di lunghezza focale tramite un'appropriata Barlow 2.5x, offre immagini nitide e ben contrastate.

Copernicus

Molto bello anche dal punto di vista visuale, ho avuto modo di provarlo fino 275x ottenendo immagini ancora molto fruibili e dettagliate. Credo che come numero di ingrandimenti massimi utilizzabili si possa attestare intorno a 300x, magari sfruttando i nuovi oculari Vixen espressamente nati per l’alta risoluzione.

Capitolo a parte il focheggiatore, per quanto lo abbia trovato stabile per il mio setup, trovo incomprensibile, da parte di Vixen, di non fornirlo della riduzione micrometrica di serie, visto anche la classe dello strumento, ma comunque installabile come optional in un secondo momento, però ad un costo non propriamente esiguo; con una spesa poco superiore, a mio parere, è meglio piuttosto pensare ad un sistema robotizzato.

La camera di ripresa QHY168C

La camera di ripresa utilizzata per la prova è la recente QHY168C della nota casa QHYCCD.

La fattura della camera è ottima, meccanicamente ben fatta, come si dice dove vivo “stagna” credo che renda bene l’idea. Un piccolo appunto riguardo alla connessione del telescopio, infatti troviamo una filettatura M54, misura non proprio standard. Credo che l’origine di questo vada da ricercarsi nella “communality” tra i vari modelli di camere CMOS raffreddate proposte dal costruttore, infatti alcune propongono senori full-frame, quindi ipotizzo che la scelta di questa apertura sia stata fatta per evitare possibili vignettature, nonchè per l’utilizzo corretto dell'apposita guida fuori asse di QHYCCD. La camera in oggetto tuttavia ha un sensore APS-C, quindi una diagonale di circa 28mm, un classico M48 (se non T2) sarebbe stato più che sufficiente allo scopo, e non sarebbe stato necessario da parte mia l’acquisto di un ulteriore adattatore per poter collegarla al mio setup esistente. Ad ogni modo nel kit è presente una flangia di collegamento che permette anche la rotazione indipendente della camera, nonchè un naso da 2” che permette comunque il collegamento con la maggioranza dei tubi ottici in commercio.

Il sensore utilizzato è un Sony IMX071, come già accennato, in formato APS-C, con un ADC da 14 bit. Questo modello è utilizzato con successo su alcuni modelli fotocamere Nikon. Per le specifiche e grafici salienti su di esso Vi rimando direttamente sul sito del produttore. Nell’uso pratico questo sensore presenta un effettivo basso rumore, e, vero punto di forza del sistema, la totale assenza di amp glow a qualsiasi durata di scatto.

Piccolo mistero invece sul raffreddamento della camera, il costruttore dichiara un delta T di -35°C rispetto alla temperatura ambiente. Questo valore è reale e testato da me, solo che il sensore presente sulla camera non mostra un valore reale, ma di circa 8°C inferiore. Mi spiego meglio: a TEC spento, con una temperatura esterna di 15°C, la camera rilevava un valore di circa 7°C. Portato il TEC al 100% viene rilevato un valore di circa -28°C, nulla dire da quindi sulla potenza del sistema di raffreddamento, che rientra nelle specifiche, è solo uno traslazione nella lettura della temperatura.

Potrebbe essere un errore di taratura del sensore termico, e forse, per risolverlo, basterebbe un aggiornamento del firmware; ritengo comunque che sia un problema “non problema” in quanto basta saperlo ed agire di conseguenza. Personalmente imposto sempre la temperatura a -20°C indicati, con ottimi risultati nella riduzione del rumore termico. Dopo mia segnalazione, la cosa è stata testata anche presso Skypoint ove avevo acquistato la camera, ed è stata riscontrata anche su un’altro esemplare. L'inconveniente poi è stato segnalato direttamente al costruttore QHYCCD, vediamo se ci saranno sviluppi a riguardo.

Un’altra nota positiva è che il vetro posto di fronte al sensore è riscaldato, quindi nessun problema di eventuale condensa nelle notti più umide.

In generale dopo un po’ di prove effettuate, posso dire che è un bellissimo strumento per catturare i soggetti prediletti di un astrofilo. Per altro posso dire che pur essendo una camera a colori, la sensibiltà rimane sempre più che adeguata, e la resa cromatica è particolarmente buona.

Segue una foto di esempio:

M45

I riduttori di focale Vixen

Come già anticipato nel preambolo, lo scopo finale della prova è quello di fare una prova comparativa tra i due riduttori a disposizione per il tubo ottico.

Il primo è quello standard, specifico per l’AX103S (product code VX-37228), che ha un potere di riduzione di 0.7x, portando quindi la lunghezza focale da 825mm a 577mm ed il rapporto focale da F/8 a F/5.6. Tale dispositivo ottico non ha velleità di spianatura, infatti applicandolo si riduce il campo piano del tubo, portandolo da full frame nativo ad APS-C.

Il nuovo riduttore invece è definito da Vixen come "HD" (product code VX-37247), nel senso che promette di mantenere la spianatura a full frame nativa anche con la sua applicazione. In questo caso però il potere di riduzione è minore, infatti in questo caso abbiamo un 0.77x, e la lunghezza focale viene portata a 635mm ed il rapporto focale a F/6.2. Skypoint fornisce il dato ottimale di distanza tra il sensore della camera ed il riduttore, ed è quantificato come 63.5mm. C’è anche da sottolineare che questo riduttore è adatto anche ad altri tubi ottici, in primis l’ottimo VC200L, ma con gli appositi KIT dotati di un ulteriore spianatore può essere utilizzato anche con i fratelli apocromatici più piccoli, come l’SD81S, l’SD103S e l’SD115S. Leggo quindi nelle volontà di Vixen, quella di creare un vero proprio sistema che si possa adattare in modo ottimale a più tubi ottici. Esulando per un’attimo dall’ambito Vixen, troverei interessante testare questo riduttore anche su alcuni RC orientali che vanno tanto di moda negli ultimi tempi (ma bisogna trovare il modo di adattarli, questi accessori ottici hanno la filettatura M60 adatta alla maggioranza dei focheggiatori Vixen).

La prova e il confronto

Purtroppo per mancanza di tempo, sono stato costretto ad effettuare le prove dal balcone di casa, comodo da una parte, ma dall’altra nel periodo c’erano pochissimi soggetti a disposizione per eseguire il test. Ho preso quindi come riferimento un modesto ammasso aperto denominato IC4665. Meglio di niente. Comunque mi ha permesso di verificare la spianatura del campo nei due riduttori.

Insieme al riduttore HD in prova mi sono stati forniti anche degli appositi anelli di collegamento, anche questi di nuova produzione, che permettono di mantenere la luce libera fornita dal focheggiatore da 60mm. Insieme a questi mi è stato dato in prova anche un filtro UV/IR cut di Astronomik dal diametro dedicato, che evita possibili aloni intorno alle stelle (confermato dal test).

Per completezza di informazione, le immagini che seguono sono solo state “strechate” quel minimo che basta per evidenziare stelle ed eventuali difetti, senza altre elaborazioni per non inficiare il risultato del test.

Per prima cosa effettuiamo una prova con i nuovi anelli in dotazione:

1 - norm - anelli

In questa immagine è stato utilizzato il riduttore tradizionale. Come si può vedere c’è una leggera caduta di luce alle estremità, nulla di particolarmente problematico utilizzando in fase di calibrazione un buon flat. Andando ad ingrandire l’angolo superiore sinistro si può notare un leggero allungamento circonferenziale (dal centro dell’immagine):

2 - norm - anelli - particolare

Vediamo ora cosa succede con il nuovo riduttore HD:

3 - hd - anelli

Possiamo valutare anche in questo caso una caduta di luce alle estremità degli angoli della ripresa, leggermente minore rispetto al riduttore normale. Ritengo questa maggiore luminosità agli angoli una normale conseguenza dovuta alla maggiore lunghezza focale data dal riduttore HD. Ad ogni modo anche in questo caso con l’utilizzo di un buon flat si spiana perfettamente l’immagine.

Valutiamo ora l’allungamento stellare all’angolo superiore sinistro:

4 - hd - anelli - particolare

In questo caso abbiamo ancora una leggera deformazione stellare, questa volta seguendo la radiale dal centro dell’immagine. Cosa è successo quindi? Ipotizzo che il treno di anelli porti la distanza riduttore-camera ad un valore non ottimale per una perfetta spianatura.

Effettuerò quindi una ulteriore ripresa con il mio setup standard con la guida fuori asse, con attacchi T2 e l’ausilio dell’eccellente filtro IDAS LPS-D1, atto a ridurre l’inquinamento luminoso cittadino. In questo caso la distanza tra sensore e riduttore è di circa 64mm quindi molto vicino alla distanza ottimale dichiarata dal costruttore (che ricordo è di 63.5mm).

Vediamo ora come si comporta lo stesso angolo, prima il riduttore standard:

5 - t2 - off axis - particolare

Rispetto alla prima ripresa vediamo un allungamento circonferenziale.

Il riduttore HD:

6 - hd - t2 - off axis - particolare

Questa volta praticamente perfetto!! Quindi possiamo affermare che il nuovo riduttore lavora bene avendo l'accortezza di rispettare le distanze sopra indicate, rendendo il campo perfettamente spianato!

Conclusioni dei test

A quanto riportato sopra possiamo dire che il nuovo riduttore Vixen HD lavora in modo veramente efficace se portato alla giusta distanza dal sensore.

Vorrei inoltre fare alcune considerazioni sulla motivazioni del perchè Vixen ha proceduto con il rilascio di un nuovo riduttore di focale.

Il riduttore standard è dichiarato comunque come spianato fino al formato sensore APS-C. Che cosa succede quindi? Semplicemente con l’avvento delle camere digitali, con il passare degli anni si è via via passati a pixel sempre più piccoli, che se da un lato aumentano la risoluzione offerta per le nostre riprese, dall’altro permettono di evidenziare piccoli difetti che con pixel di maggiori dimensioni non si sarebbero visti. Ecco dunque la necessità di sviluppare un riduttore “più spianato” per ovviare all’avanzamento della tecnologia nel settore dell’astrofotografia.

Ringraziamenti

Ringrazio Skypoint per la piacevole opportunità di effettuare alcuni test sui nuovi prodotti rilasciati da Vixen.

Maximilian Iesse.

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